Oltre ai suoi decori barocchi e alle recentemente svelate affreschi, la chiesa di San Bartolomeo di Gorbio nasconde una storia di resilienza e alcune leggende persistenti sui suoi costruttori. Budget ristretto e scoperte patrimoniali: la municipalità ha ideato una strategia singolare per preservare questo gioiello senza compromettere le finanze del villaggio...
Nel cuore di Gorbio, la chiesa di San Bartolomeo è un po’ la memoria della comunità. Rappresenta una parte del villaggio, della sua povertà ancestrale, della sua fede, dei suoi sforzi e ora delle sue limitazioni finanziarie.

Costruita nel 1683, questa parrocchia di stile barocco ligure campagnardo è stata realizzata seguendo le tracce di una chiesa più antica. Presenta una navata centrale a tre absidi, cappelle laterali, un coro a guglia piatta, sculture in legno policromo, un ciborio in marmo nero e numerose opere del XVII secolo attribuite a pittori anch’essi legati alla basilica di San Michele Arcangelo di Mentone.

Ma dietro a questo splendido decoro, l’edificio richiede oggi una costante vigilanza. « C'è molto volume » Riassume il sindaco di Gorbio, Fabrice Pastor, che Menton-Presse ha ricevuto di recente. « Sta iniziando a muoversi » si guarda, mostrando alcune zone.
Per una piccola località, l’equazione si pone rapidamente. Se la struttura venisse colpita più duramente, la spesa sarebbe troppo elevata.
Una restaurazione pensata nel tempo
Gorbio ha quindi scelto una metodologia pragmatica. Invece di realizzare un progetto globale che sarebbe stato impossibile finanziare in una sola volta, la città procede in fasi. « Si investe una somma, venti o trentamila euro all’anno. Tra dieci anni sarà completamente restaurata » spiega Fabrice Pastor.

Questo piano d’azione ha già conosciuto una prima fase concreta. L’adesione è stata lanciata ad aprile 2022. I lavori sono iniziati subito dopo, nella primavera del 2022, prima di una «inaugurazione« nel marzo 2024.
Il cantiere ha riguardato la ristrutturazione dell’altare della Natività, della porta d’ingresso, la messa a norma elettrica e le pitture, con un lavoro volto a ricostruire i decori a fresco sulla cappella, la volta, i muri esterni e i pilastri.


Nel corso dell’operazione sono state scoperte nuove tele murali, che offrono uno spaccato di un insieme ancora più ricco. L’edificio, la cui facciata non fu mai realmente completata a causa delle difficoltà finanziarie del XVII secolo, continua così a rivelare i suoi strati storici.
Tenere la mano, poi cercare aiuto
Per la municipalità, l’altro problema consiste nel decidere il ritmo. « Vogliamo essere padroni della nostra rinascita » continua il sindaco. L’idea è quindi di costruire un piano pluriennale, di farlo approvare e poi di cercare le protezioni e i finanziamenti adeguati, «in particolare presso i Bâtiments de France e la DRAC, la Direzione regionale delle Affari culturali.»

Il suo collocamento appare infatti come un fattore di leva per ottenere le sovvenzioni necessarie, senza tuttavia perdere il controllo del dossier. Infine, intorno a Saint-Barthélemy rimane una vecchia formula locale, nata dalle difficoltà del cantiere originario.

Gli artigiani dell’epoca sarebbero stati mal pagati, o addirittura non completamente retribuiti. Il ricordo ha lasciato una frase in nissart ormai celebre: «Vai a farti pagare a Gorbio…»

