Dietro le facciate barocche dei Penitenti Bianchi e dei Penitenti Neri, confraternite laiche hanno a lungo organizzato la carità, la solidarietà e i riti della morte. Capo progetto Città d’arte e di storia, David Rousseau ci rivela i loro segreti!
« I ‘bianchi’ erano tutto ciò che era legato alla povertà, a quello che veniva chiamato l’annone » Ricorda David Rousseau. In pratica, acquistavano grano e farina, distribuivano il pane.
Composta da laici, la confraternita era guidata dalla religione ma non era sotto il controllo del clero. Questi uomini agivano nell’ombra, collaboravano tra loro, organizzavano eventi per finanziare le loro opere e poi redistribuivano i fondi.
A lungo trascurata, la cappella dei Penitenti Bianchi, adiacente alla Basilica di San Michele Arcangelo, attualmente non è più accessibile al pubblico. David Rousseau parla di un edificio fragile, segnato dal tempo, ma il suo interesse patrimoniale rimane intatto.
« È una cappella che conserva elementi barocchi notevoli, in particolare le sue telami, cosa estremamente rara.» Il suo restauro fa parte delle riflessioni in corso.
Penitenziari neri: accompagnare la morte e la memoria
Al contrario, la confraternita dei Penitenti Neri si dedicava agli ultimi istanti della vita, se così si può dire… « I ‘neri’ sono tutto ciò che è legato alla morte. » Si occupavano delle messe e dei funerali, soprattutto per i più poveri, e accompagnavano le famiglie in quei momenti in cui la solidarietà contava tanto quanto il rito.

Installati nella loro cappella dopo la Rivoluzione francese, nel 1789, occupavano un luogo carico di storia. Prima di loro, l’edificio era un monastero dei Cappuccini, situato al di fuori dei muri della città medievale.
La strada che ora lo serve, un tempo chiamata «Neuve», fu realizzata nel XVII secolo, quando Menton si estese oltre il suo nucleo medievale. Le ampie aperture visibili sulle facciate testimoniano la presenza di famiglie nobili in questo nuovo quartiere.
La cappella è dedicata a Notre-Dame de la Miséricorde e a San Giovanni Battista. Sul frontone, un dettaglio colpisce gli osservatori attenti: si tratta della testa di quest’ultimo, poggiata su un piano, simbolo esplicito della sua decapitazione.
«All’interno, la confraternita conserva elementi della processione meravigliosi, tra cui una bandiera e due bastoni decorati con le teste di San Giovanni Battista in argento.» Oggetti divenuti proprietà della città a seguito della legge del 1905 sulla separazione della Chiesa dallo Stato. A differenza dei «bianchi», quella dei «neri» esiste ancora.

